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Un altro lutto

Tanto più che le scienze cosiddette "dure" non sono "vere" nemmeno loro, ribadisce Rorty, e non lo sono nel senso che non esiste una verità indipendente dalla mente, come non c'è una verità (le prime parole del primo saggio di Rorty sono proprio "Non c'è verità") intesa come rappresentazione sempre più accurata della realtà. Quando parliamo di verità - spiega Rorty insistendo sul leit-motiv che modula i saggi della prima parte ("La verità, e alcuni filosofi") - non possiamo intendere una relazione di corrispondenza tra determinate asserzioni e un mondo "esterno" alla mente, ma solo uno spazio di ragioni, inferenze e argomentazioni che esprimono storicamente il consenso condiviso delle comunità linguistiche dei parlanti. La Tradizione razionalistica occidentale fondata sui tradizionali parametri di oggettività, verità e razionalità sostenuti oggi per es. da John Searle è, scrive tranquillamente ma fermamente Rorty, sbagliata.



La differenza tra vero e falso non esiste al di fuori delle pratiche sociali che producono determinati valori, attraverso i quali una serie di asserzioni, informazioni, risultati, notizie passano per vere entrando nel ragionamento pratico degli stessi individui...

Pubblicato il 12/6/2007 alle 19.22 nella rubrica Citazioni.

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